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La Novena di San Giovanni Battista

Ci sono opere d’arte che, sebbene intangibili, rappresentano autentiche eccellenze dell’ingegno umano e hanno tutto il diritto di essere conosciute e valorizzate.

Una vera e propria opera d’arte di cui può vantarsi la nostra cattedrale e che pretende tra l’altro un’attenzione privilegiata, non la si può vedere, bensì la si può ascoltare soltanto in un preciso periodo dell’anno che va dal 20 al 28 agosto, quando un’intera città si stringe intorno al suo amato patrono San Giovanni Battista. Essa è conosciuta con il nome di “Novena”.

Composta nei primi anni del Novecento dal fine musicista nonché sacerdote Pietro Branchina, nativo di Adrano (CT) e oltretutto organista dell’allora chiesa di San Giovanni Battista di Ragusa, venne inizialmente concepita per essere cantata a due voci, ossia da tenori e bassi, allineandola ai gusti musicali di sapore ottocentesco dell’epoca. Eseguita per moltissimi anni dallo stesso Branchina durante appunto gli otto giorni che precedono la festa di agosto, venne portata avanti anche dal suo successore, l’indimenticato maestro Nicolino Leone, sino al 1980, anno in cui decise di lasciare l’incarico.

Nel gennaio 1981 venne a questo punto chiamato il maestro Giovanni Arestia, musicista ragusano che vantava un curriculum di tutto rispetto, il quale non ebbe perplessità nel prendere le redini di una mansione tanto prestigiosa come quella di organista titolare di una chiesa importante come la cattedrale. Sicuramente tra le prime cose che il maestro Arestia volle affrontare, vi fu la questione legata alla Novena, molto impegnativa non solo per chi la doveva cantare ma anche per chi la doveva accompagnare all’organo.

Egli stesso quando si insediò, data la sua esperienza e sottigliezza d’ingegno, capì che essa poteva abbellirsi, senza tralasciare le difficoltà che chiaramente presentava, aggiungendo al tenore e ai bassi, già ideati dal Branchina, una terza voce che potesse così interagire con loro al fine di dare nuovi colori ed effetti che andassero dal liturgico al teatrale.

A questa prima rivisitazione ne seguì, negli anni a venire, una seconda che vide l’inserimento di qualche soprano, di ulteriori contralti e di qualche altro basso, individuati dallo stesso Arestia nella corale polifonica della cattedrale, che era intanto sorta in quel periodo. Questa sua acuta intuizione rese in questa maniera la Novena ancora più bella, più sontuosa e coinvolgente, esattamente identica a quella che è possibile ascoltare ancora oggi.

Attualmente gli interpreti sono: Giovanni D’Avola (tenore), Heike Shenk (soprano), Nella Patanè (soprano e contralto), Mariuccia Giummarra, Carmela Leggio e Cettina Antoci (contralti), Pippo La Cognata, Giovanni La Licata, Vincenzo Falzone, Emanuele Brugaletta, Giorgio Lo Cirio e Carmelo Cavalieri (bassi). È doveroso altresì ricordare due interpreti molto importanti che l’hanno caratterizzata in questi ultimi 33 anni: il compianto tenore Franco Trovato (scomparso alcuni anni fa), voce assai conosciuta e apprezzata nel panorama ragusano e non solo. La sua voce e il suo ricordo in cattedrale rimangono incancellabili soprattutto nell’interpretazione della settima strofa, che vede note di difficile esecuzione, data la tessitura alta (sopra il pentagramma). Questa rivisitazione della Novena fu sposata totalmente anche dall’allora cappellano della cattedrale, il sacerdote Carmelo Leggio (parroco emerito della chiesa del SS. Ecce Homo di Ragusa) che ne fu interprete nel ruolo di basso.

Non bisogna limitarsi alle parole, bisogna dare spazio alle stesse emozioni e alle formidabili suggestioni che si provano solamente durante l’ascolto. Il profondo dialogo che il maestro instaura con l’eccelso organo Serassi e con tutte le voci chiamate in causa, da un lato offre la percezione sensoriale di una fusione della musica con l’architettura, con le pitture e con gli stucchi, dall’altro una questione tutta legata all’interiorità, con l’incombente necessità di isolarsi anche con il cuore.