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Il campanile: info, costo, orari e come raggiungerci

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La poderosa e svettante mole del campanile, alta circa 50 metri e facilmente visibile da più punti della città, presenta la tipica forma di una torre quadrangolare.

Suddiviso in tre ordini e rimarcato da lesene, balaustre e pinnacoli, risulta inglobato all’estremità destra della facciata e rinforzato alla sua base da poderosi blocchi di pietra che formano un contrafforte trattato a bugnato negli spigoli. La cuspide di forma conica, che riprende a grandi linee il motivo decorativo ripetuto più volte sulla balaustra del sagrato, si innesta sul terzo ordine.

Dopo aver osservato rigorosamente tutte le procedure di messa in sicurezza, dal 2016 è stato reso nuovamente fruibile al pubblico. Sono 129 i gradini che con molta facilità conducono alla cella campanaria, dove si rimane incantati da una prima strabiliante veduta della piazza e della città, cui si aggiunge l’interessante visione delle quattro artistiche campane.

Quella che si affaccia sulla piazza, per via delle sue dimensioni, diviene la principale ed è oltretutto dedicata al patrono San Giovanni Battista. Venne realizzata a Lecce dal maestro Raffaele Olita nel 1866 insieme all’altra più piccola intitolata alla Vergine Immacolata, che guarda invece corso Vittorio Veneto.

Un po’ più piccole rispetto a quest’ultima sono le altre due posizionate verso via Roma e corso Italia, rispettivamente in onore al SS. Sacramento e a Sant’Antonio Abate, la cui fattura però è palesemente più moderna, perché nel 1994 sostituirono quelle originali completamente deteriorate. Su di esse è inciso il nome delle Fonderie Capanni di Castelnovo ne’ Monti (RE).

Il visitatore rimarrà inoltre sorpreso da una notevole quantità di iscrizioni, tra l’altro in ottimo stato di conservazione, che ricoprono gran parte delle superfici murarie apparentemente violate e vandalizzate. Sono invece vere e proprie testimonianze del passaggio di innumerevoli sentinelle che, durante la Seconda guerra mondiale, vennero impiegate in questo luogo scelto come presidio militare.

Il loro  stucchevole vegliare da un’altezza così singolare, li portò a incidere non soltanto i loro nomi, ma anche toccanti riflessioni, disegni o addirittura inneggi al penultimo re d’Italia Vittorio Emanuele III, costituendo appunto memoria del loro passaggio in un periodo tra l’altro difficile per la storia del nostro Paese.

Infine gli ultimi 36 gradini, che compongono un’angusta rampa di forma eicolidale, conducono agilmente al terzo ordine dove sboccia la cuspide conica e da dove si può godere di un’ulteriore e mirabile veduta di tutto l’impianto urbanistico della città alta, di Ibla e del brullo paesaggio circostante.

© Testi a cura di Fabrizio Occhipinti – E’ vietata la riproduzione anche parziale