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Il museo: info, costo, orari e come raggiungerci

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Il Polo Culturale di Palazzo Garofalo può essere considerato il fiore all’occhiello del centro storico di Ragusa superiore e il punto di riferimento per i più importanti appuntamenti culturali cittadini. La sua prima fondazione, ad uso prettamente rurale, risale addirittura a prima del terremoto del 1693 e con la costruzione della nuova Ragusa a partire dal 1694, molte famiglie aristocratiche di Ibla decisero di trasferirsi in questa nuova porzione di territorio. Tra essi anche la famiglia Garofalo, che decise di acquistare l’antica struttura e di ampliarla ex novo per un proprio uso abitativo. La struttura è molto ampia per via di numerosi vani sia al piano terra riservato alla servitù e a ripostigli, sia agli ammezzati. Inoltre attraverso un elegante scalone d’ingresso si accede al piano nobile, tra i più raffinati del centro storico. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento il palazzo venne rivisitato e la facciata realizzata in stile settecentesco per uniformarla alle altre presenti nei dintorni della chiesa di San Giovanni. Data la mancanza di eredi della famiglia Garofalo, il palazzo divenne prima sede di due circoli, poi il famoso Cafè Orientale e fino ad un ventennio fa sede di una prestigiosa libreria. L’11 novembre 2004, su autorizzazione del vescovo emerito Paolo Urso, la parrocchia Cattedrale decide di acquistarlo sia per destinarlo a fini  pastorali e culturali, sia per ospitare principalmente il Museo della Cattedrale già istituito con decreto vescovile del 7 novembre 1998 e che aveva sede nei locali annessi alla canonica della stessa Cattedrale. Nel 2009 dopo un lungo e accurato restauro, che ha visto il recupero della pavimentazione in pece, della decorazione delle volte al piano nobile e di tutte le strutture esistenti, apre finalmente le sue  porte all’arte, alla cultura e alla bellezza.

Il museo si sviluppa su circa 400 m², seguendo un percorso di sette sale che parte dal periodo pre-terremoto fino ad arrivare a quella riservata all’istituzione della Diocesi di Ragusa nel 1950, per concludersi nelle ultime due sale dedicate alla mostra “ Sicilia Antiqua”, che vede esposte antiche stampe e incisioni di inestimabile valore, dal ‘500 all’800, di proprietà della fondazione Cesare e Doris Zipelli.

Prima Sala : Ospita pezzi di pregevole bellezza tutti antecedenti al terremoto del 1693, dalla cassa reliquiaria di San Giorgio in avorio e legno intarsiato, di fattura veneziana del XIV secolo, al prezioso ostensorio in corallo, dal corporale del ‘500 ricamato in oro e corallo raffigurante la leggenda della fenice alla pisside in argento del XIV secolo e poi tutti i paramenti, pianete e varie croci processionali in argento.

Seconda Sala : Culto di San Giovanni. In essa è conservata l’Arca Santa o Cassa Reliquiaria, una delle più belle testimonianze dell’argenteria siciliana, realizzata nel 1731 dai messinesi Pietro Paparcuri e Gaspare Garufi. Essa viene ancora oggi portata in solenne processione durante le processioni in onore al Patrono San Giovanni Battista in quanto contiene una delle due reliquie del Santo, ossia un dente incastonato nella bocca dell’artistica ed espressiva testa in argento, collocata all’interno di un magistrale piatto argenteo e bronzo dorato lavorato a sbalzo, opera di Paolo e Cesare Aversa nel 1640. Il tutto è collocato sulla parte anteriore della cassa mentre sulla parte posteriore un bellissimo busto raffigurante la Maddalena custodisce invece una reliquia della santa, realizzato nella metà del Seicento da argentieri siciliani. I lati lunghi sono divisi in tre scomparti da doppie colonne facendo sì che i riquadri centrali contenessero le scene della Natività e del Martirio di San Giovanni interamente in argento, mentre nei riquadri laterali sono collocate teche contenenti altre reliquie di santi su un fondo di velluto rosso. Il coperchio, a lamine concave, termina con un cuspide in cui risalta un pregevole Battesimo in argento, opera del 1838 di Antonino Paolino, che sostituì il braccio in argento contenente l’altra reliquia di San Giovanni, oggi custodito in Cattedrale. All’interno della vetrina si osserva il calco in gesso realizzato nel 1860/61 dal ragusano Carmelo Licitra,  riproducente il volto della statua di San Giovanni che viene portata in processione insieme all’Arca Santa e donato dai discendenti dell’artista alla Cattedrale. Inoltre  sorprende la presenza del pregevole pulpito in noce nazionale, opera che in passato consentiva ai sacerdoti di effettuare le omelie e di rivolgersi più confidenzialmente ai fedeli. In seguito ai moderni sistemi di amplificazione lo stesso venne smontato negli anni ’50 dalla navata centrale della stessa Cattedrale dove era collocato perché non più in uso.

Terza sala : E’ quella dedicata al periodo barocco e in cui spicca un interessante repositorio finemente intagliato e indorato. Il repositorio è quell’oggetto sacro ( repositorium, luogo dove si ripone qualcosa ) in cui al termine della messa del Giovedì Santo veniva riposta l’Eucarestia fino al pomeriggio del Venerdì Santo, giorno in cui avviene la morte del Signore. In questo repositorio sono infatti presenti i simboli della Passione ( scala, lancia, croce) ma anche la prefigurazione della Trinità con la presenza dell’occhio all’interno del triangolo, simbolo del miracolo eucaristico. Questo repositorio proviene dalla Cattedrale e veniva utilizzato sino agli anni ’50. All’interno delle vetrine si possono ammirare una serie di preziosi calici, più o meno elaborati, ma di straordinaria fattura. Essi se nel mondo pagano greco-romano erano utilizzati per contenere il vino simbolo delle ubriachezze della vita, nell’arte cristiana divengono quegli oggetti aventi lo scopo di contenere il vino simbolo dell’alleanza e della salvezza, fino a diventare nel corso dei secoli vere opere d’arte, ovviamente rispondenti ai gusti dell’epoca e delle committenze, realizzati anche con i materiali più preziosi e costosi.

Quarta sala : Contiene le quattordici stazioni dipinte ad olio su tela nel 1775 , provenienti dalla Cattedrale e raffiguranti il tema della Passione del Signore, raccontate con eleganza e sapienza cromatica dal pittore siciliano Stefano Ragazzi. Al centro della sala un sedile per celebrante con imponente spalliera, proveniente dalla vicina chiesa di San Vito. Sulla parte anteriore un arcangelo fa scaturire l’acqua, mentre sul retro spicca la figura di un santo o di un evangelista.

Quinta sala : In essa si trovano oggetti sacri realizzati in seguito all’erezione a Diocesi di Ragusa il 6 maggio 1950, tra cui anelli episcopali ( quello indossato dal secondo vescovo di Ragusa Pennisi durante il Concilio Vaticano II), una preziosa mitra tutta ricamata in oro, altri paramenti, pianete e un pastorale ideato da Duilio Cambellotti. Spicca anche un magnifico ostensorio in bronzo dorato, dalla fattura molto fine e fastosa, in cui si evidenzia la chiesa Cattedrale come nuova dimora episcopale. Un notevole dipinto del ragusano Salvatore Cascone raffigurante San Crispino datato 1933 affianca l’uscio che conduce alle successive sale.

Sesta e settima sala : In queste sale si conserva un patrimonio di inestimabile valore costituito da un corpus cartografico, vera e propria miniera di informazioni sulle città, borghi e paesi della Sicilia, con la suddivisione in tre valli distinte ( Demone, Mazara, Noto) e l’evoluzione politico-sociale che va dal ‘400 all’800. Tutto questo enorme e prezioso patrimonio è frutto dell’amore e della passione per il collezionismo del compianto Ing. Cesare Zipelli, messinese di origine, manager imprenditoriale, che ha ricoperto ruoli di rilievo in vari ambiti, anche politico. Mente colta e illuminata, grande raccoglitore di opere d’arte tra l’altro insieme alla moglie Doris,  ha lasciato tutto nelle mani della Banca Agricola Popolare di Ragusa, perché  lo custodisse gelosamente e ne garantisse la pubblica fruizione. Ecco spiegato il motivo per cui il noto gruppo bancario, ad un anno dalla sua scomparsa avvenuta nel 2010, ha deciso di costituire la Fondazione Cesare e Doris Zipelli, a perenne memoria della sua gigantesca figura. Oltre alle numerose mappe cartografiche vi sono anche molte incisioni a tema vedutistico del Val di Noto e in particolare di Cava d’Ispica, realizzate da nomi eccellenti come Houel o Saint-Non, in seguito al Grand Tour che viaggiatori, letterati e archeologi di fama internazionale effettuarono dal ‘700 in poi in particolare in questo lembo di Sicilia. Infine l’Atlante di Giovanni Montecaliero, datato 1712, ovvero un prezioso manuale che raccoglie informazioni utili sulla vita delle Province Religiose dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, anticipa la cartografia tematica o statistica dei secoli successivi.

Aperto:
Dal martedì al sabato dalle ore 09,00 alle ore 13,00 e dalle ore 16,00 alle ore 19,00.
La domenica aperto dalle ore 10,00 alle ore 13,00.
Il lunedì chiuso intera giornata.