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Il museo: info, costo, orari e come raggiungerci

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Il bisogno di istituire una raccolta privata, intesa come luogo che custodisse le testimonianze materiali e la memoria storica di un’importante parrocchia cittadina come quella di San Giovanni Battista, divenne realtà il 7 novembre 1998 mediante un decreto dell’allora vescovo di Ragusa Mons. Angelo Rizzo. Nacque così il Museo della Cattedrale. Un luogo il cui ingente patrimonio non soltanto viene reso fruibile a chiunque per motivi di studio e conoscenza, ma continua ad essere il cordone ombelicale ancorato alla parrocchia e ai suoi valori identitari. Fu anche questo uno dei motivi che spinse ad attuare inizialmente l’allestimento all’interno degli spazi della canonica della chiesa, accessibili da via Roma e contrassegnati da un elegantissimo prospetto. L’11 novembre 2004, su autorizzazione del vescovo di Ragusa Mons. Paolo Urso, la chiesa Cattedrale acquistò Palazzo Garofalo, una prestigiosa struttura nobiliare, situata a pochi passi da piazza San Giovanni, scelta sia per finalità pastorali e culturali, sia per divenire principalmente la nuova e definitiva sede del Museo. L’immobile, le cui fondamenta sono tra l’altro antecedenti al terremoto del 1693, appartenne alla famiglia Garofalo, una delle tante aristocratiche famiglie di Ibla che, dopo alcuni anni dal sisma, decise di stabilirsi nel nuovo abitato, rilevando così questa struttura con il fine di ampliarla magnificamente per farla divenire la propria dimora, sulla scia di tutti i nuovi fabbricati che stavano nascendo nelle adiacenze della nuova chiesa di San Giovanni. Tuttavia nel tempo sono stati apportati molti cambiamenti, come ad esempio l’ultimo restyling della facciata nei primi anni del Novecento in stile eclettico.

Ancora oggi a questo sontuoso palazzo sono legati i ricordi di tanti ragusani, perché per diverso tempo fu sede di due circoli cittadini, di una rinomata caffetteria e in ultimo di una libreria, prima di cadere nell’oblio per decenni. Pertanto si resero necessari i lavori di ristrutturazione dell’intero immobile, fortemente voluti dall’allora parroco don Carmelo Tidona, che interessarono il recupero di tutto lo stabile, di tutte le strutture murarie, dei numerosi vani, della finissima pavimentazione in pietra pece e di tutte le volte del piano nobile, quest’ultimo tra i più raffinati del centro storico di Ragusa superiore. Un lavoro certosino, conclusosi nell’anno 2009, che ha finalmente aperto le porte alla storia, all’arte, alla bellezza e che ha anche portato recentemente Palazzo Garofalo a divenire il “ Polo Culturale di Palazzo Garofalo ”, perché oltre ad ospitare il Museo della Cattedrale, possiede altresì un vasto piano terra costituito da un piccolo auditorium per conferenze e importanti seminari, da vaste sale espositive per mostre di arte contemporanea e a breve anche da una ben nutrita biblioteca. Insomma un vero e proprio fiore all’occhiello nel cuore del centro storico di Ragusa superiore e un punto di riferimento per i più importanti appuntamenti culturali cittadini.

Il Museo è stato allestito nel piano nobile del palazzo, accessibile mediante un elegante scalone contraddistinto dalla pietra pece, seguendo un percorso di otto sale che ricopre circa 400 mq  di superficie. L’itinerario inizia dal periodo pre-terremoto fino ad arrivare all’istituzione della Diocesi di Ragusa avvenuta nel 1950, ma prosegue ancora alla scoperta di altre rarità, per poi concludersi nelle ultime due sale dove è allestita la mostra “ Sicilia Antiqua”, caratterizzata da antiche stampe e incisioni di inestimabile valore, databili tra il 1500 e il 1800 e di proprietà della Fondazione Cesare e Doris Zipelli.

Prima Sala : Ospita pezzi di pregevole bellezza in gran parte antecedenti al terremoto del 1693, dal reliquiario a cassetta di San Giorgio in avorio e legno intarsiato, superlativa fattura del XV secolo proveniente dalla bottega veneziana di Baldassarre Degli Embriachi, al prezioso ostensorio a raggiera tempestato di coralli del XVII secolo, dalle due borse di corporale del XVI e XVII secolo in seta e ricamate in oro e corallo, al piatto in rame dorato lavorato a sbalzo, di fattura tedesca del XV secolo raffigurante “Adamo ed Eva e l’albero della vita”, proveniente dalla chiesa di Santa Maria delle Scale. E poi ancora pissidi in argento del XIV e XVI secolo, graduali romani seicenteschi, un’antica Bibbia del 1616 stampata a Venezia ma anche qualcosa del Settecento, come un salterio del 1708, magnifici paramenti sacri in seta e oro del XVII e XVIII secolo e tanto altro.

Seconda Sala : Questo spazio è riservato al culto di San Giovanni. La cosa che d’impatto risalta agli occhi è l’Arca Santa o Cassa Reliquiaria di San Giovanni, una delle più belle testimonianze dell’argenteria siciliana, realizzata nel 1731 dai messinesi Pietro Paparcuri e Gaspare Garufi. Nei giorni 27-28-29 agosto viene portata in solenne processione per le vie cittadine insieme alla statua del Patrono San Giovanni Battista perché contiene una reliquia del santo, ossia un dente incastonato all’interno della bocca dell’artistica ed espressiva testa in argento, collocata dentro un magistrale piatto in argento e rame dorato, magnificamente plasmati a sbalzo dalle mani di Paolo e Cesare Aversa nel 1641. Il tutto trova collocazione sulla parte anteriore della cassa, mentre sulla parte posteriore un bellissimo busto raffigurante la Maddalena, realizzato nella metà del Seicento da argentieri siciliani, custodisce invece una reliquia della santa.

I lati lunghi sono divisi in tre scomparti da doppie colonne, consentendo ai riquadri centrali di riportare le scene della Natività e del Martirio di San Giovanni interamente in argento, mentre nei riquadri laterali sono collocate teche contenenti altre reliquie di santi e frammenti della croce del Salvatore su un fondo in velluto rosso. Il coperchio, a lamine concave, termina con una cuspide in cui risalta un pregevole Battesimo in argento, opera del 1838 di Antonino Paolino, che sostituì il braccio argenteo, oggi custodito in Cattedrale, contenente l’altra reliquia di San Giovanni.

Sempre nella stessa sala spicca il poderoso pulpito intagliato superbamente in noce nazionale, che consentiva in passato ai sacerdoti di svolgere le proprie omelie e di rivolgersi in modo più immediato ai fedeli, visto che era montato sull’ultima arcata di sinistra della navata centrale della Cattedrale. Dato il suo costante inutilizzo dovuto principalmente per motivi di precarietà strutturale, ma anche in seguito alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II e ai moderni sistemi di amplificazione apportati negli anni Cinquanta, venne successivamente smontato, sottoposto ad accurato restauro e qui rimontato. All’interno di un’altra teca sono custoditi alcuni preziosi ex voto come cuori in argento, bracciali, anelli, collane e croci pettorali in oro, orologi, che testimoniano il profondo legame dei cittadini ragusani verso il loro santo Patrono. Degni di menzione sono pure i paramenti in seta rossa e ricamati in argento del XVIII secolo, utilizzati in occasione delle solennità di San Giovanni Battista, i quali affiancano un calco in gesso, riproducente il volto della statua di San Giovanni e realizzato come studio preparatorio dal ragusano Carmelo Licitra, ossia l’esecutore della statua del santo che venne terminata e consegnata nel 1861. Il calco è stato donato dai discendenti dell’artista alla Cattedrale nell’anno 2013. Accanto allo stesso trovasi un artistico putto genuflesso, realizzato in argento nella seconda metà del Novecento, che risulta essere un ex voto che fino a un decennio fa veniva montato sul simulacro di San Giovanni durante i festeggiamenti di agosto.

Terza sala : Contraddistinta da una elegante decorazione della volta in cui sono raffigurati gli antenati dei Garofalo, ospita pezzi di straordinario pregio a sfondo prettamente liturgico. Una notevole opera di ebanisteria è il repositorio indorato del 1793, utilizzato in Cattedrale sino agli anni Cinquanta per riporre l’Eucarestia ( repositorium, luogo dove si ripone qualcosa ) al termine della messa del Giovedì Santo fino al pomeriggio del Venerdì Santo, giorno in cui avviene la morte del Signore. Sono infatti presenti i simboli della Passione ( scala, lancia, croce, corona di spine), così come la prefigurazione della Trinità con la presenza dell’occhio di Dio all’interno del triangolo, iconografia quest’ultima molto ricorrente nell’arte cristiana.

Accanto è posizionato un artistico tempietto in argento di fine Settecento che serviva per accogliere l’ostensorio per l’adorazione eucaristica. All’interno delle vetrine si può ammirare pregiata argenteria settecentesca tra cui pissidi, una teca eucaristica, un campanello d’altare e diverse corone di statua del XIX secolo. Colpisce inoltre una serie di preziosi calici settecenteschi di fattura siciliana in argento e oro, più o meno elaborati secondo il gusto dell’epoca e della committenza, tra cui ne risalta uno realizzato nel 1954 dallo scultore Arturo Di Natale e donato dal clero ragusano al primo vescovo Ettore Baranzini.   

Quarta sala : Contiene le quattordici stazioni della Via Crucis collocate in origine all’interno della Cattedrale e dipinte ad olio su tela nel 1775 dal modesto pittore siciliano Stefano Ragazzi, che interpretò con la propria sensibilità e un acceso cromatismo il tema della Passione del Signore.

Al centro della sala è disposto un imponente pannello cuspidato proveniente dalla vicina chiesa di San Vito e magistralmente dipinto su entrambi i lati da un ignoto pittore. Da una parte viene descritta la scena, circoscritta sulla sola parte centrale, tratta dal libro dell’Esodo ( Es 3,5 ), in cui un angelo del Signore apparso da una lingua di fuoco, intima a Mosè, che sta facendo pascolare il gregge di Jethro sul monte Horeb, di togliersi i sandali perché la terra che sta calpestando è una terra santa. Al di fuori della narrazione, quasi a fungere da cornice, un elegante motivo decorativo completa il tutto con fiori e getti d’acqua sgorganti alle due estremità e direzionati scenograficamente da due putti. Inoltre, al di sotto dell’iscrizione, è riportata la data di esecuzione del 1771. Sull’altro lato invece vi è la raffigurazione dell’apostolo Paolo nell’atto di redigere la prima lettera ai Corinzi, con accanto il suo principale attributo iconografico: la spada. I suoi occhi sono rivolti verso la colomba, emblema dello Spirito Santo, che sta sopraggiungendo dall’alto per infondergli l’ispirazione. Un brano di pittura, quest’ultimo, parimenti circoscrivibile alla fine del Settecento, qualitativamente molto elevato per via del calibrato cromatismo e dell’utilizzo della materia pittorica che sembra quasi liquefatta.   

Quinta sala : In essa si trovano principalmente oggetti sacri realizzati in seguito all’erezione della Diocesi di Ragusa il 6 maggio 1950, tra cui il primo superbo pastorale diocesano in argento a fusione con smalti e gemme, disegnato nel 1955 da Duilio Cambellotti, come anche il magnifico ostensorio in argento, oro e gemme, disegnato invece da Arturo Di Natale in occasione del Primo Congresso Eucaristico Diocesano tenutosi nel 1961. Inoltre spiccano preziosi anelli episcopali come quello donato da Papa Paolo VI al termine del Concilio Vaticano II a tutti i vescovi pervenuti all’evento, tra cui l’allora vescovo di Caltagirone Mons. Carmelo Canzonieri, già parroco della Cattedrale di San Giovanni. Non possono passare inosservati altri straordinari antichi paramenti, come una rara dalmatica nera ricamata in argento, una mitria tutta ricamata in oro, croci pettorali e tanto altro.

Sesta sala : Pur essendo di dimensioni molto ristrette e nonostante si trovi quasi al termine dell’interessante percorso, risulta tuttavia molto raccolta per ospitare altre assolute rarità di pregevole fattura legate alla parrocchia giovannea, databili tra il XVIII e XIX secolo, come reliquiari a ostensorio in argento e oro, porcellane, candelabri, cartegloria in argento, dipinti.

Settima e ottava sala : Qui si conserva un corpus cartografico di inestimabile valore, ritenuto una vera e propria miniera di informazioni per ciò che concerne sia la storia delle città, dei borghi e dei paesi della Sicilia, suddivisa in tre distinte valli ( Demone, Mazara, Noto ), sia la sua evoluzione politico-sociale. Tutto questo nel periodo compreso tra  il 1500 e il 1800.

Il suddetto ingente patrimonio è frutto dell’amore e della passione per l’arte del collezionismo del compianto Ing. Cesare Zipelli, messinese di origine ma ragusano d’adozione e noto manager imprenditoriale che ha ricoperto anche diversi ruoli importanti in vari ambiti.

Mente colta e illuminata, grande raccoglitore di opere d’arte, tra l’altro insieme alla moglie Doris,  ha lasciato tutto nelle mani della Banca Agricola Popolare di Ragusa, perché lo custodisse gelosamente e ne garantisse la pubblica fruizione. Ecco spiegato il motivo per cui il noto gruppo bancario, ad un anno dalla sua scomparsa avvenuta nel 2010, ha deciso non soltanto di costituire la Fondazione Cesare e Doris Zipelli, ma di tenere esposte queste altre straordinarie preziosità, in comune accordo con la Cattedrale, in un contesto d’eccezione come il Museo della Cattedrale sin dal 2013, a perenne memoria della sua gigantesca figura.

Oltre alle numerose mappe cartografiche vi sono molte incisioni a tema vedutistico del Val di Noto e in particolare dei siti archeologici di Cava d’Ispica, Kaukana, Kamarina, realizzate da nomi eccellenti come Houel e Saint-Non, in seguito al Grand Tour che viaggiatori, letterati come Goethe e archeologi di fama internazionale effettuarono dal 1700 in poi, in particolare in questo lembo di Sicilia.

Infine degno di menzione è l’Atlante di Giovanni Montecaliero, ovvero un prezioso manuale, datato 1712, che raccoglie informazioni utili sulla vita delle Province Religiose dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, anticipando così la cartografia tematica o statistica dei secoli successivi.

Testo a cura del Dott. Fabrizio Occhipinti – E’ vietata ogni riproduzione anche parziale.