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L’urna reliquiaria di San Giovanni Battista

L’urna reliquiaria di San Giovanni Battista

Nell’anno 1640 i procuratori dell’antica chiesa di San Giovanni Battista decisero di custodire in modo più solenne una delle due reliquie del santo precursore, donate alla chiesa da Paolo La Restia nel 1612.

Essi, pertanto, convocarono a Ragusa Paolo e Cesare Aversa, argentieri palermitani di grande caratura attivi a Catania. I due ebbero l’incarico di realizzare un piatto in argento e rame dorato, con fantasiose decorazioni a motivi fogliacei lavorati a sbalzo, al cui interno avrebbero collocato la testa del Battista, che essi stessi avrebbero dovuto realizzare allo scopo di contenere il dente o molare del santo.

L’opera, terminata e consegnata nel 1641, è un capolavoro unico nel suo genere e soprattutto nel panorama dell’argenteria siciliana. Non si può non notare la predilezione che gli Aversa rivolsero al campo delle espressioni estreme. Mai una testa di San Giovanni è stata rappresentata più viva di questa. Il suo scarno viso di digiunatore rivela un patimento, rimarcato dalla stessa bocca aperta, che ha raggiunto il culmine nel momento in cui il carnefice ha compiuto l’esecuzione. Dietro questa maschera di dolore, su cui si evidenzia la spaventosa fissità della morte, sembra comunque trasparire la serenità nell’aver accettato la sua barbara condanna a morte. Nel 1664, invece, fu definitivamente sistemata l’altra reliquia, il frammento osseo, all’interno di uno splendido braccio in argento che don Antoniuzzo Sortino Trono donò alla chiesa di San Giovanni e il cui straordinario realismo è opera di argentieri siciliani.

Fu solamente dopo la tragedia del 1693 e durante la ricostruzione della nuova chiesa di San Giovanni Battista che si pensò a una vera e propria cassa o urna reliquiaria che contenesse, oltre alle due reliquie del Battista, anche quelle di altri santi che la chiesa possedeva. Nell’anno 1731, benché gravassero le spese per la costruzione della nuova chiesa, gli argentieri messinesi Pietro Paparcuri e Gaspare Garufi realizzarono quindi un’urna reliquiaria in argento, con parti indorate, predisposta ad accogliere il braccio reliquiario, il piatto con la testa del Battista e un busto reliquiario della Maddalena realizzato in pieno Seicento.

A parte qualche variazione nei motivi decorativi, l’opera rispetta il disegno dei due artisti messinesi esternando grandissima raffinatezza. L’urna presenta una base o zoccolatura, la cui decorazione a rilievo, con motivi fogliacei, è ripetuta per l’intera superficie dei quattro lati comprendendo la trabeazione e anche il coperchio, creando quasi una continuità con la decorazione del piatto.

I lati lunghi sono suddivisi in tre comparti da doppie semicolonne rudentate, con capitelli corinzi e in più arricchite da elementi vitinei che rendono l’idea del moto spiraliforme.

Nei comparti centrali sono descritte le scene della Natività e del Martirio del Battista, mentre negli altri quattro comparti eleganti cornici dorate racchiudono teche, poste su velluto rosso, contenenti diverse reliquie tra cui una di Sant’Anna, di Santa Lucia e di molti altri santi, ma soprattutto un frammento della croce. Nei lati corti sono stati inseriti, così come prevedeva il disegno, il piatto con la testa di San Giovanni e il busto della Maddalena, mentre il coperchio, lavorato finemente e ornato da teste di putti sui lati lunghi e sugli spigoli, termina con una cuspide sulla quale venne collocato in un primo momento il braccio reliquiario, poi successivamente sostituito da un altro magistrale lavoro di argenteria raffigurante il Battesimo di Gesù, realizzato dalla bottega ragusana di Antonino Paolino nel 1838.

1612–2012: quattro secoli dalla donazione delle sacre reliquie di San Giovanni Battista

La festa di San Giovanni Battista del 24 giugno 1612 può essere, ancora oggi, considerata storica anche a distanza di quattro secoli. È ormai assodata la grande devozione che i nostri avi, già prima di quell’anno, manifestavano nei confronti del Battista e principalmente durante i festeggiamenti che avvenivano nel giorno in cui la cristianità si ferma per rammentarne la Natività. Eppure la festa del 1612 ebbe un sapore diverso rispetto a tutte le altre. Un insolito fermento permeò l’animo di tutti quegli innumerevoli cittadini ragusani e pellegrini, giunti nell’antica chiesa di San Giovani Battista, per rendere omaggio al santo precursore e per prendere parte alla prima processione, che si sarebbe svolta lungo le anguste vie del quartiere detto “’re Cosentini” . Non furono il fasto e l’esteriorità, ai quali ogni anno veniva dato un certo peso, a rendere gradevole il clima della festa e ad attirare l’attenzione dei fedeli presenti. Tutt’altro. Fu invece una questione di interiorità.

Tutta quella gente che partecipò, per la prima volta, alla processione con candele, definita allora con il termine “Luminaria”, si sentì spiritualmente più fervida e soprattutto più vicina a Giovanni il Battista, perché furono presenti due reliquie del suo corpo. Non quindi reliquie di passaggio per l’antica città di Ragusa, ma reliquie donate irrevocabilmente alla parrocchia giovannea.

Una grande pergamena in lingua latina, datata 30 maggio 1612, custodita gelosamente nell’archivio della cattedrale, perfettamente conservata e recante il sigillo del regno di Filippo III re di Castiglia, degli Aragonesi, delle Due Sicilie e di Gerusalemme, risulta essere un atto notarile che registra la donazione di queste due reliquie, fatta il giorno precedente, dal sacerdote Pietro Cremona, figura di rilievo all’interno della Curia palermitana, al suo grande amico nonché governatore della Contea di Modica Paolo La Restia.

Non solo. All’interno della stessa pergamena è citato anche un documento del 1604 con cui l’arcivescovo di Palermo, don Diego De Haedo, attesta l’autenticità delle stesse, precisamente un frammento osseo e un dente o molare di San Giovanni Battista.

L’arcivescovo dichiara che dette reliquie erano contenute all’interno di uno scrigno d’argento, rinvenuto all’interno dell’altare maggiore della cattedrale di Palermo e lì collocato in occasione della consacrazione della chiesa avvenuta nel 1184. L’altare era stato poi demolito e ricostruito per volontà dello stesso De Haedo che, riconsacrandolo, vi collocò solo parte delle reliquie, donando le altre a chiese e a sacerdoti come Pietro Cremona, che perciò possedette il pezzetto d’osso e il dente o molare del precursore.

Fu così che il 29 maggio 1612 don Pietro Cremona, alla presenza dei canonici e del cappellano maggiore della cattedrale di Palermo, donò a Paolo La Restia le due reliquie <<allo scopo che dette reliquie siano venerate dai fedeli nelle chiese e nei luoghi ove meglio parrà al detto donatario Paolo La Restia>>.

Data la profonda amicizia che lo legava ai procuratori della chiesa di San Giovanni Battista, Paolo La Restia a sua volta donò loro le due reliquie, giunte a Ragusa alcuni giorni dopo, e insieme ottennero l’autorizzazione per portarle solennemente in processione per tutta la città il 24 giugno e nell’Ottava (otto giorni dopo), così come si usava allora. Tali processioni scatenarono successivamente le proteste dei procuratori della chiesa di San Giorgio, i quali si lamentarono del fatto che ambedue le processioni fossero uscite dalla chiesa di San Giovanni e non invece dalla chiesa di San Giorgio, che vantava il titolo di matrice, dalla quale dovevano partire tutte le processioni cittadine. La presenza delle reliquie del Battista nella solenne processione ha contribuito e ancora oggi, anche a distanza di quattro secoli, concorre ad accrescere sempre di più la devozione dei ragusani verso il loro amato patrono, nella ferma consapevolezza che dove passa un santo passa Dio.