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Il braccio reliquiario di San Giovanni

Il braccio reliquiario di San Giovanni

Dall’11 giugno al 5 luglio 2015 nel Museo della cattedrale, situato all’interno del Polo Culturale di Palazzo Garofalo, sono state esposte sei antichissime pergamene, in seguito a un attento e capillare restauro conservativo, oggi gelosamente custodite nell’archivio della cattedrale.

La più antica di esse è datata 30 maggio 1612 e risulta essere un vero e proprio atto notarile, redatto a Palermo, che sancisce la donazione di due reliquie del precursore del Signore (un dente o molare e un frammento osseo) da parte di don Pietro Cremona, sacerdote di rilievo della Curia palermitana, all’amico nonché  governatore della Contea di Modica Paolo La Restia.

Ciò che impreziosisce l’atto è la presenza di una dichiarazione del 1604 dell’allora arcivescovo di Palermo don Diego De Haedo, che attesta l’autenticità delle reliquie.

A distanza di pochi giorni dalla donazione, La Restia non esitò, a sua volta, a donare le due reliquie alla parrocchia giovannea dell’antica Ragusa, verso cui si sentiva profondamente legato.

Bisognò aspettare il 1640 per custodire in modo solenne e sicuro il dente di san Giovanni. Il compito venne affidato a due rinomati argentieri palermitani operanti a Catania, Paolo Aversa e il figlio Cesare, i quali, l’anno successivo, realizzarono un capolavoro unico dell’argenteria siciliana.

Si tratta della meravigliosa ed espressiva testa argentea, nella cui bocca essi incastonarono il dente, collocata all’interno di un bacile in argento e rame dorato, finemente lavorato a sbalzo, entrambi sistemati definitivamente sulla parte anteriore dell’arca santa da Pietro Paparcuri e Gaspare Garufi nel 1731. Nel 1664 si pensò invece alla sistemazione della seconda reliquia, il frammento osseo, su espressa richiesta dell’aristocratico don Antoniuzzo Sortino Trono, il quale affidò ad argentieri siciliani il compito di realizzare un braccio d’argento. Per quanto possa risultare discutibile, l’origine di questa commissione rimane ancora oggi velata di suggestione  e ricca di fascino anche a distanza di secoli.

Secondo quanto riportato dalla storiografia locale, pare infatti che nel 1664 la parte meridionale della Sicilia patisse un duro periodo di siccità. Ciò indusse tutti quei cittadini ragusani, devoti del Battista, in particolare i massàri che ogni giorno lavoravano la terra e allevavano il bestiame, a ritrovarsi nell’antica chiesa di San Giovanni per fare penitenza e pregare ininterrottamente l’Altissimo, affinché, per intercessione del loro amato santo, ascoltasse le loro suppliche e li liberasse da quel terribile flagello.

Proprio in quel periodo capitò che un rispettabile cittadino ragusano, il già citato Antonio Sortino Trono, assistendo quotidianamente a tutto questo, mostrava la sua diffidenza e irrideva tutti quegli innumerevoli che, comprensibilmente provati, riponevano la loro fiducia nel Signore.

Fu così che accadde l’imprevedibile, perché in men che non si dica venne giù una pioggia talmente intensa che provocò non pochi problemi e soprattutto l’allagamento di tutti i privati poderi, lasciando soltanto quello del Sortino Trono incredibilmente all’asciutto.

L’uomo in questo inspiegabile evento ci vide un segno divino e capì di essere caduto nell’errore, di avere dubitato della Divina Provvidenza e così non solo iniziò la sua conversione, ma volle perfino rimediare all’errore nei confronti del Battista, finanziando di tasca propria la realizzazione di un braccio d’argento per custodire l’altra sua reliquia, <<a perpetua memoria della sua devozione e in espiazione della sua incredulità>>. Questa autentica opera d’arte alta 52 cm e avente la base del diametro di 18 cm, venne, come detto, magistralmente lavorata a sbalzo e cesellata da maestri argentieri siciliani, i quali incastonarono a metà della parte anteriore il pezzetto d’osso del santo.

Il marcato realismo della mano e dell’avambraccio accentua la sensazione di sentirne la morbidezza della pelle e la vita che scorre al suo interno. Oltre al piatto reliquiario anche il braccio venne collocato sull’arca santa, esattamente sulla cuspide, così come si evince dal disegno di quest’ultima, ma solo per poco più di un secolo, perché nel 1838 cedette il posto alla raffigurazione del Battesimo di Gesù, forgiato parimenti in argento dalle mani del ragusano Antonino Paolino.

Successivamente veniva portato in ospedale e nelle case di tutti coloro che, in particolare, dovevano subire un intervento d’ernia, sia come conforto sia come speciale protezione.

Oggi viene esposto alla venerazione dei cittadini ragusani nei mesi di giugno e agosto e quest’anno, oltretutto, è stato protagonista di un evento senza precedenti dal 19 al 21 giugno.

Infatti il vescovo di Gozo (Malta) mons. Mario Grech ha avanzato al nostro vescovo mons. Paolo Urso la richiesta di poter accogliere il prezioso braccio reliquiario nella comunità di Xewkija durante i festeggiamenti di San Giovanni Battista, in occasione dei 170 anni del loro bel simulacro processionale.

Per la prima volta, quindi, il braccio ha varcato i confini di Ragusa, accompagnato dal parroco della cattedrale don Girolamo Alessi, dal vicario don Maurizio Di Maria, dal Comitato Festeggiamenti, da alcuni portatori e devoti, per raggiungere questa bellissima realtà dove il Battista è molto venerato.

L’accoglienza è stata grandiosa e la gente di Gozo festosa e visibilmente commossa.

All’interno della maestosa chiesa di San Giovanni, gremita ogni giorno all’inverosimile, la gente si accalcava per poter fotografare il braccio esposto alla venerazione e si creava un’interminabile fila per poter baciare e toccare la reliquia o anche solo per sfiorarla con un fazzoletto.

Rimarrà indelebile la solenne processione cittadina del 21 giugno, che ha visto il braccio collocato su un fastoso fercolo e portato a spalla da quattro sacerdoti della diocesi di Gozo, accompagnato dalle autorità civili ed ecclesiastiche e acclamato dalla gente assiepata per le vie di Xewkija.

Sono stati giorni di festa e di gioia, ma anche giorni in cui due comunità si sono ritrovate insieme nella fraternità e nel segno di Giovanni il Battista.