Il Culto del Battista a Ragusa

http://web-impressions.net/fister/1008 Correva l’anno 1693. Una data che ancora oggi il popolo ragusano non può dimenticare, perché ha scalfito con violenza la memoria di una comunità locale. L’immane cataclisma tellurico ha cancellato per sempre la vita di migliaia di cittadini, sconvolto la vita di chi è rimasto superstite ed ha anche sepolto il forte legame che la città aveva con il suo prestigioso passato, frutto della stratificazione culturale di tante dominazioni che si sono succedute nel corso dei secoli. Ma non solo. Questo evento di straordinaria potenza ha influito non poco anche sull’aspetto religioso, che fino ad allora vedeva due Santi, San Giorgio e San Giovanni Battista, “contendersi” la devozione, nonostante il primo fosse già riconosciuto come Patrono della città. Sulle accese rivalità e tensioni religiose tra sangiorgiari e sangiovannari è stato già detto tanto, mentre pochissimo spazio è stato invece riservato ad una prima fase del culto del Battista, interrotto dall’azione distruttiva del terremoto. Il culto prese inizio molto probabilmente intorno al VI-VII secolo d.C. nell’antichissima Hybla, ma ebbe un periodo di stasi, come tutta la religione cristiana in Sicilia, per via della dominazione saracena, che occupò una prima volta Hybla nell’anno 848 e la espugnò definitivamente nell’anno 866/867. Tuttavia, la devozione per il Santo Precursore ricominciò a consolidarsi pienamente in occasione della venuta di un gruppo di cittadini, fuggiti dalla città di Cosenza sotto la spinta di Ruggero il Normanno, i quali si dimostrarono fervidissimi verso il Battista. Essi si stabilirono nelle adiacenze del quartiere Archi, che da loro prese i nome di “quartiere dei cosentini”, anche perché l’aristocrazia iblea del tempo diffidava di questa gente straniera. Questo quartiere, nonostante fosse periferico, diventò via via sempre più popoloso e così zelante verso il Battista, che venne eretta una chiesa a Lui dedicata, la quale doveva stupire per la sua magnificenza, così come riporta la storiografia locale, ma anche da quello che si può evincere guardando la fiancata laterale di quello che oggi resta di questa chiesa, conosciuta con il nome di S. Agnese. Questa antica chiesa di San Giovanni Battista, nonostante fosse una delle cinque parrocchie dell’antica Ragusa, apparteneva alla giurisdizione della Chiesa Madre di San Giorgio. Ma non per questo vi erano vincoli per i festeggiamenti che avevano luogo il 24 Giugno, ricorrenza della Natività del Battista, giorno in cui il tripudio di gioia era incontenibile. Le testimonianze più minuziose si riferiscono ai festeggiamenti attuati lungo tutto il XVII. L’aria di festa si incominciava a respirare alcuni giorni prima del 24 Giugno, con botteghe artigiane, quali sarti e calzolai in fermento, bancarelle sistemate nelle adiacenze della chiesa e spari di mortaretti che confermavano il clima di festa. La vigilia della festa era molto sentita, in quanto avevano inizio i festeggiamenti veri e propri, i quali culminavano la sera con la scenografica luminaria, ovvero una fiaccolata che, preceduta da due trombettieri a cavallo, si dipanava lungo le vie principali del quartiere. Il giorno della festa, il 24 Giugno, la Chiesa veniva addobbata in modo singolare con rami di mortella e lentischio, venivano eretti archi di trionfo e poi il bagno di folla che, uniti a cantori e musici, acclamavano il simulacro del Battista accompagnato in processione dai gonfaloni delle confraternite della chiesa stessa e alla presenza del Vicario foraneo della Chiesa di S. Giorgio. Il simulacro portato in processione allora è quello che ancora oggi viene esposto sull’altare maggiore durante le ricorrenze della Natività e della Decollazione. Straordinario frutto di lavorazione della pietra calcarea locale, l’opera molto probabilmente fu realizzata nella seconda metà del XVI secolo da Angelo Recto (?), il quale la terminò dipingendola con una tempera molto scura, per raffigurare un San Giovanni logorato dai digiuni e dalla canicola del deserto, divenendo un gioiello di scultura oltre che un monumento di pietà popolare. Insieme al simulacro venivano portate in processione anche alcune reliquie del Santo: il braccio reliquiario d’argento, utilizzato oltretutto nei secoli successivi per garantire la protezione durante gli interventi chirurgici, che viene esposto ancora oggi in Cattedrale durante le ricorrenze del Santo e il piatto argenteo contenente la testa del Battista, nella cui bocca è incastonato un dente del Santo. Quest’ultimo, superlativo lavoro di oreficeria di Paolo e Cesare Aversa realizzato nel 1640, ostenta una chiara sperimentazione in materia di espressioni estreme, che potrebbe rimandare ad una conoscenza, diretta o indiretta, dei diversi dipinti di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: il dipinto de “La testa di Medusa” realizzata intorno al 1596/98, le diverse repliche del dipinto raffigurante “David con la testa di Golìa”, così come il dipinto di “Salomè con la testa del Battista” del National Gallery di Londra, eseguiti tutti nel primo decennio del Seicento. Guardando la testa del Battista contenuta del piatto argenteo, ci si rende conto che, nonostante il pathos e la maschera di dolore siano molto contenuti, traspare comunque un’espressività che rivela la terribile fissità della morte. Tornando ai festeggiamenti, essi si prolungavano sino al giorno dell’ottava seguente il 24 Giugno, particolarmente sentito dai devoti, poiché il simulacro di San Giovanni veniva portato in processione seguito da quelli di altri Santi custoditi in altre chiese appartenenti alla parrocchia giovannea, come la statua della Madonna della Scala, della Madonna del Carmine e di altre custodite nelle chiese di S.Rocco, S.Barbara, S.Filippo Neri, S. Bartolomeo. Tutte queste tradizioni e usanze vennero, come detto precedentemente, interrotte dall’infausto evento del terremoto del 1693, che danneggiò parecchio la vecchia Chiesa di San Giovanni rendendola inagibile. Tuttavia da una tragedia, scaturì una ghiotta occasione per i sangiovannari per distaccarsi definitivamente dai rivali sangiorgiari e ricostruire una nuova Chiesa in un nuovo sito e dichiarare così San Giovanni Patrono. Questa apparente gioia, alimentata dalla conseguente divisione della città dal 1695 al 1703 in vecchia e nuova, sembrò sfumare a causa di contrasti interni al partito sangiovannaro. I sangiovannari rimasti nel vecchio sito, i quali si erano intanto attivati per ripristinare alla meno peggio la vecchia chiesa, rinominandola Oratorio delle Cinque Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo, pretendevano dai sangiovannari che stavano ricostruendo la nuova chiesa sulla piana del Patro, di continuare a festeggiare il Santo nell’antico sito. Questa polemica venne risolta definitivamente dal vescovo di Siracusa che sancì il diritto dei festeggiamenti del Battista nel nuovo sito. Bisognava comunque aspettare la fine dell’Ottocento per avere un documento che attestasse il patronato del Battista su Ragusa superiore, perché nonostante le continue divisioni e riunificazioni della città antica e nuova, il patronato continuava ad appartenere a San Giorgio. Trasportati dall’antica Chiesa la statua e gli argenti reliquiari, si continuò a rispettare la tradizione della processione ma in un contesto ben diverso e soprattutto senza la presenza del vicario foraneo che, sotto la decisione della gran Corte Vicariale di Siracusa, venne sostituito da un Vicario provvisorio. Decaddero invece gli archi di trionfo, le rappresentazioni sacre, la luminaria, perché si preferì destinare le spese e tutti i proventi dei fedeli per la nuova fabbrica e per la commissione dell’Arca Santa. Realizzata nel 1731 dagli argentieri messinesi Pietro Paparcuri e Gaspare Messina, l’Arca Santa presenta una struttura con una base lavorata a sbalzo con motivi fogliacei. Il lati lunghi sono suddivisi in tre partiti, separati da doppie colonnine con capitelli corinzi. Nei comparti centrali sono descritte le scene della Natività e del Martirio del Battista, mentre, negli altri comparti, cornici dorate racchiudono delle teche reliquiarie poste su velluto rosso. Sui lati corti sono stati inseriti il piatto argenteo, come detto prima, proveniente dall’antica Chiesa e il busto reliquiario della Maddalena, eseguito con ogni probabilità da artisti di area catanese. Il coperchio, a lamine concave, è stato impreziosito da una magistrale raffigurazione del Battesimo di Gesù. Una novità dal punto di vista folkloristico fu l’introduzione della Sarcia, una manifestazione che vedeva il coinvolgimento di numerosi cittadini, che radunati nell’attuale Piazza San Giovanni in sella a cavalli riccamente bardati, si dirigevano sulle sponde del fiume Irminio preceduti da una lettiga che trasportava un giovane nelle vesti del Battista. Giunti sulle rive dell’Irminio, essi tagliavano e raccoglievano i rami dagli alberi facendone un vero e proprio scempio ambientale, per poi risalire attraverso le vie e i vicoli di Ibla, ma ignari delle insidie che avrebbero teso loro i rivali sangiorgiari, una volta giunti nell’antica chiesa di San Giovanni. Il selciato, infatti, essendo stato cosparso di sapone, provocava cadute da cavallo di ogni genere. La conseguente reazione dei sarcianti causava disordini e tafferugli, ma alla fine ritornavano sul sagrato della loro nuova chiesa accolti da un vivace scampanio. Altra manifestazione fu la cosiddetta cuccagna, che aveva luogo al rientro dei sarcianti a ridosso del prospetto della chiesa della Badia. Su un’alta loggia di legno sostenuta da alti pali, veniva imbandita una mensa che il più valoroso doveva raggiungere arrampicandosi lungo i pali resi viscidi dallo spargimento di olio. Anche la corsa dei cavalli, il palio, lungo l’attuale C.so Italia venne mantenuta per diversi anni, ma tutte queste manifestazioni caddero nell’oblio nei decenni successivi, perché come nel caso della Sarcìa, erano fonte di disordini e malumori. L’arrivo del 1770 portò un radicale cambiamento sui festeggiamenti. Infatti dal 24 Giugno la festa venne rimandata al 29 Agosto, ma non è ancora chiaro se il motivo di tale scelta sia stato veramente l’impossibilità per i ragusani di partecipare alla festa per gli impegni agricoli. Negli anni a seguire questa data cambiarono anche le manifestazioni. Alla Sarcìa subentrò la rappresentazione figurata della vita e del martirio di San Giovanni, animata da personaggi con sfarzosi costumi, carri allegorici raffiguranti vizi, virtù cardinali, che precedevano la processione con il simulacro lungo le vie della città nuova. Anche manifestazioni come il palio e la cuccagna furono sostituite con giochi vari. Rimane memorabile il concerto tenutosi in cattedrale nel 1858, in occasione dell’inaugurazione dell’organo, opera dei fratelli Serassi di Bergamo, mentre ha lasciato tanto sgomento la morte del pilota belga Henry Blondeau, avvenuta durante l’ascensione con un pallone aerostatico, per dare un valore aggiunto alla festa del 1890. Un altro evento che rimane presente nella mente dei nostri padri è la processione figurata del 1895, che vide la presenza dei Santuni, grandi statue di cartapesta che rappresentavano Gesù e gli Apostoli. Tuttavia, nonostante il clima della festa sia rimasto invariato fino alla fine dell’800, la devozione per San Giovanni è cresciuta notevolmente e lo dimostrano le centinaia di fiuredde o edicole votive disseminate sulle facciate dei palazzi del centro storico e nelle zone di campagna, in seguito anche alla dichiarazione della Congregazione per i Sacri Riti che decretò San Giovanni Battista come Patrono di Ragusa superiore. Nel 1927, con la definitiva riunificazione di Ragusa, rimase insoluta la questione del patronato, ma, con la creazione della Diocesi il 6 Maggio 1950, la Chiesa di San Giovanni Battista diventò Cattedrale e sede vescovile e San Giovanni dichiarato Patrono della Città e della Diocesi. Fino ai nostri giorni tanta è l’affluenza dei ragusani che rende omaggio al Patrono. Ancora oggi il 24 Giugno è un giorno dedicato alla liturgia eucaristica fino a sera, con sparo di mortaretti e accensione di ceri dinanzi ad una statua in pietra collocata all’esterno della Cattedrale. Una consuetudine ormai scomparsa era quella rappresentata dalla generosità delle donne ragusane che, con la loro sapienza e abnegazione, preparavano i cucciddati, ovvero pani a forma anulare raccolti da un apposito comitato e la banda, che venivano venduti all’asta e il cui ricavato serviva per i festeggiamenti che, ancora oggi, iniziano dal 27 al 29 Agosto, anche se il clima della festa si avverte nel novenario che inizia intorno al 20 Agosto. Oggi, comunque, le offerte continuano ad essere elargite dalla generosità dei ragusani. Il giorno 27 la statua di San Giovanni riabbraccia i Suoi devoti per le vie della città fino all’arrivo in una parrocchia che Lo ospiterà per un giorno con canti, liturgie, veglie di preghiera, per poi ritornare in Cattedrale la sera del 28. Il 29 Agosto è la principale festa di popolo, con la città che si stringe intorno al suo Santo con una chilometrica processione di ceri, il cui retaggio potrebbe essere riconducibile alla luminaria che aveva luogo durante il XVII secolo ad Ibla. In essa traspare il silenzio, la preghiera e una grande devozione visibile nei fedeli scalzi o con indumento rosso in segno di un voto o grazia ricevuta. Essi percorrono le vie del centro storico insieme all’Arca Santa, precedendo la statua che Carmelo Licitra consegnò nel 1861 alla fervida devozione del popolo ragusano, prendendo il posto di quella antica per ragioni non ancora chiarite. Ricavata da un tronco di cipresso, l’opera si impone sulla statua cinquecentesca per il suo impressionante realismo e una severità straordinariamente immediata. L’artista ha infatti estratto dalla materia un San Giovanni nell’atto di ammonire i vizi e la corruzione di Erode, ma è comunque un’ammonizione rivolta ad ognuno di noi. La bellezza viva e tangibile di questa statua, che sembra fatta di carne piuttosto che di legno, scuote le coscienze per sposare la causa della giustizia e della verità. Per le attività ricreative ormai consolidate nel tempo bisogna menzionare la rassegna teatrale Mons. Pennini che ha luogo nella splendida cornice in Piazza San Giovanni, la gara ciclistica notturna per le vie del centro storico e il Premio Ragusani nel Mondo, che assegna riconoscimenti a quelle persone, native in terra iblea, che hanno dato lustro alla nostra Provincia in ogni campo lavorativo in Italia e nel mondo.

http://prettytallstyle.com/birkof/1648 a cura di Fabrizio Occhipinti - Comitato Festeggiamenti